I bambini al tempo del Coronavirus

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Il momento attuale ha segnato una profonda e repentina modificazione delle routine della vita. Tutto è cambiato, senza preavviso e senza alcuna prevedibilità sul tempo futuro. Per i bambini, in particolare, all’inizio si è presentificato un tempo vuoto, poi fortunatamente è ripresa la routine scolastica. Questa però si svolge in modalità differenti di casa in casa e a distanza dagli amici e dai compagni. A volte sono proposte lezioni online, a volte sono video di lezioni in cui manca il coinvolgimento del gruppo classe e la relazione con gli insegnanti. In alcuni casi la famiglia non ha la strumentazione necessaria perché questo coinvolgimento possa avvenire. Oltretutto i bambini di oggi sono piccoli che sono stati inseriti molto precocemente in luoghi extra familiari, con una valorizzazione marcata della socializzazione e dell’impegno in attività ludiche, sportive e di apprendimento extra scolastiche.

Ecco che in questo scenario può accadere che i bambini possano manifestare segnali di disagio e che si evidenzino comportamenti regressivi, come in quelle situazioni in cui il bambino è chiamato ad adattarsi a una situazione nuova e complessa.

L’adulto pensa alla crescita del bambino come ad una freccia che procede sempre dritta. Decenni di studi e ricerche, invece, affermano che in un normale processo di sviluppo sono presenti anche blocchi, involuzioni e regressioni” (Vegetti Finzi).

 La regressione è una strategia difensiva. Il bambino si sente protetto in vecchie modalità, che nel loro essere note, lo rassicurano. Può accadere ad esempio che il bambino non riesca più a dormire da solo, che abbia difficoltà nel controllo sfinterico (cacca e pipì), che compaiano balbuzie, capricci smisurati o paure e che sembri più piccolo in autonomie e capacità ormai consolidate.

Questo può mettere in grande difficoltà i genitori.

Prima di tutto è  importante non rimproverare il bambino per l’accaduto. Dal momento che le regressioni sono una modalità attraverso cui emergono difficoltà emotive del bambino, è bene non sgridarli per l’accaduto né colpevolizzarli.

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Accogliere e rassicurare il bambino: è importante rassicurare il bambino sul carattere transitorio del problema e sul fatto che la mamma e il papà sono lì per affrontarlo insieme. Negare la comparsa del problema rischia invece di essere dannoso.

Aprire il dialogo per cercare di capire insieme a loro che cosa li stia preoccupando, mantenendo un atteggiamento onesto, con contenuti adeguati all’età, rispetto alla situazione che stiamo vivendo. Si può partire da situazioni che loro conoscono e da lì cercare di spiegare cosa sta accadendo nel tempo presente.

Prestare attenzione al proprio comportamento: i bambini colgono tutti i segnali non verbali e per essere tranquillizzati necessitano che lo siano anche gli adulti.

Attraverso il gioco e il disegno i bambini parlano del proprio mondo interno, di preoccupazioni, paure, gioie e desideri. È importante sostenerli nell’elaborazione delle emozioni.

Strumento prezioso sono i libri, le storie e le fiabe.  In conclusione dell’articolo alcuni spunti su letture per i piccoli lettori (3 – 5 anni).

Infine evitare di allarmarsi oltre misura ed essere attenti osservatori. Se le difficoltà sono eccessive è bene far riferimento ad un professionista. Colleghi psicoterapeuti sono attivi sul territorio per consultazioni online. L’Ordine Nazionale degli Psicologi ha istituito al link di seguito un portale per trovare i professionisti  https://www.giornatapsicologiastudiaperti.it/.

Consigli su letture e libri da condividere con i più piccoli:

I colori delle emozioni, di Anna Lenas

Che rabbia, di Mireille D’Allancé

Un mare di Tristezza, di Lorenzo Clerici, Anna Iudica e Chiara Vignocchi

Sul tema Coronavirus: https://www.policlinico.mi.it/uploads/fom/attachments/pagine/pagine_m/78/files/allegati/546/storia_di_un_coronavirus_-_alfabetico_-_secondo_finale.pdf