PreAdolescenza

In pre-adolescenza, la parte del cervello più attiva è quella che presiede eccitazioni ed emozioni, mentre quella del ragionamento è ancora in fase di costruzione. Si vive qui e ora, in un eterno presente.

Alberto Pellai

La preadolescenza è quell’età di transizione tra la fine dell’infanzia e l’inizio dell’adolescenza. È una sorta di “terra di mezzo” (Bignamini, 2018) in cui non si è più bambini ma non ancora adolescenti.

Spesso si confondono caratteristiche tipiche di questa fase con tratti dell’adolescenza vera e propria e il rischio è quella di caratterizzarla per quello che avviene prima o per quello che sarà dopo.

Cosa aspettarsi?

Prima di tutto la metamorfosi del corpo. Con l’arrivo della pubertà il corpo perde i tratti angelici dell’infanzia e il divenire di trasformazioni, non sempre armoniche, porta con sé un profondo stravolgimento emotivo. Il corpo e la mente sono sempre interconnessi e allo sviluppo genitale si accompagna la produzione di nuovi ormoni (testosterone, progesterone ed estrogeni) responsabili di modificazioni a livello affettivo ed emotivo. Per le ragazze la tappa ufficiale che sancisce l’uscita dall’infanzia è la prima mestruazione. L’arrivo del menarca rende concreta la percezione dei propri organi genitali interni e i vissuti emotivi possono alternarsi tra orgoglio, per essere diventata una donna, e angoscia, per la ferita invisibile interna e il dolore che le accompagna. L’arrivo della pubertà per i maschi rimane invece un fatto privato, legato alle prime eiaculazioni. Esso ha però lo stesso impatto, rispetto all’avvento di uscita dal tempo dell’infanzia con l’ingresso nel mondo dei grandi.

La preadolescenza è caratterizzata da una profonda disarmonia che vede un’anticipazione dello sviluppo fisico rispetto a quello affettivo e cognitivo. L’arrivo della pubertà in età sempre più precoci ha messo ancora di più in luce questo aspetto, in quanto all’anticipazione di cambiamenti biologici e fisici non si accompagna una precocizzazione dello sviluppo affettivo e cognitivo. Ecco che i ragazzi si ritrovano un corpo già grande, senza le competenze affettive e cognitive per pensarlo ed utilizzarlo.  

Cambia anche il pensiero. Secondo lo sviluppo cognitivo suggerito da Piaget, dagli 11 anni in poi i ragazzi diventano sempre più capaci di slegarsi dalle circostanze concrete in favore di un pensiero astratto. Questa è stata definita la fase delle operazioni formali: il ragionamento ipotetico-deduttivo permette di creare scenari puramente immaginativi e la messa in atto di vari tipi di azione. Durante questa fase si sviluppano: la capacità di giudizio, la relatività dei punti di vista, le operazioni sui simboli e l’attività di misurazione. Lo sviluppo del pensiero è però un processo lento e l’acquisizione di capacità avviene gradualmente. Si avviano i primi pensieri astratti e le prime teorizzazioni autonome, che non sono ancora raffinate come quelle di un adolescente. Il linguaggio del preadolescente è ancora grezzo, poco articolato e poco complesso. Queste nuove capacità di pensiero sollecitano una nuova voglia di affermazione: i preadolescenti iniziano a mettere in discussione le opinioni e le teorie degli adulti. Non bisogna però interpretare questi movimenti come segnali di un’emancipazione vera e propria, tipica dell’adolescenza.

La preadolescenza porta con sé un vero e proprio sconvolgimento emotivo. Il bambino lascia il posto al ragazzo irrequieto, nervoso e sfrontato. È possibile osservare come il comportamento si faccia più impetuoso e a volte incomprensibile, anche per il ragazzo stesso. L’anticipazione di cambiamenti prima nel corpo che nelle capacità affettive e cognitive, determina una caratteristica scissione mente- corpo, tipica di questa fase. Il pensiero non può ancora tradurre in simbolo gli avvenimenti, che accadono concretamente nel corpo, e le emozioni sono agite e portate in una dimensione ancora concreta. Sarà compito dell’adolescenza la simbolizzazione delle trasformazioni e le integrazioni di queste nella costruzione identitaria. I ragazzi in questa fase possono sperimentare vergogna ed imbarazzo per un corpo che ha perso l’equilibrio dell’infanzia e dovrà subire ancora molte metamorfosi prima di acquisire un nuovo equilibrio, nelle forme adulte. Può comparire la paura profonda legata al come quel corpo sarà una volta adulto, e la profonda tristezza per la perdita delle sicurezze dell’infanzia. La preadolescenza è inoltre l’età in cui iniziare a fare i conti con i limiti, lasciando la grandiosità e l’onnipotenza tipiche dell’infanzia. Noia e apatia, possono caratterizzare le giornate. La noia protegge da vissuti emotivi forti e non ancora comprensibili con il pensiero e spiegabili a parole. Possono inoltre presentarsi improvvisi malumori o silenzi ostinati e gesti di rabbia. Questi non sono ancora espressione dell’attacco ai modelli genitoriali, ma manifestazione della tempesta emotiva non ancora pienamente governabile dal pensiero.

Le trasformazioni fisiche, emotive e di pensiero portano all’avvio di un nuovo percorso di separazione ed individuazione, che porterà, al termine dell’adolescenza, alla costruzione identitaria. Il preadolescente deve iniziare a scoprire se stesso e a sperimentare scelte autonome. In questo, il gruppo di amici gioca un ruolo fondamentale, connotato da legami scelti al di fuori delle preferenze degli adulti. In preadolescenza un ruolo importante è svolto dalla comparsa dell’amico/a del cuore. Questa figura, di solito coetanea e dello stesso sesso, svolge un ruolo fondamentale. L’amico, così vicino e simile, rassicura e sgrava dai sentimenti di solitudine che si collegano ai primi movimenti di separazione dalle figure genitoriali. L’amico del cuore non rischia di incastrare in una relazione infantilizzante ed essendo così simile, attraverso il rispecchiamento reciproco, permette di sentirsi simili e diversi, avviando il processo di sperimentazione e ricerca di sé, alla base della costruzione identitaria futura. Anche il gruppo svolge un ruolo prezioso in preadolescenza, in quanto diviene la scena sociale in cui poter dare avvio alla sperimentazione e presentazione delle parti di sé in formazione. In preadolescenza, a differenza di quanto avviene nelle fasi successive, compare il bisogno di essere uguali agli altri. Le richieste di abbigliamento, giochi ecc in serie, parla del bisogno di sentirsi rassicurati rispetto all’essere come gli altri e quindi adeguati. Il tempo dell’adolescenza sarà invece quello della differenziazione e della ricerca di Sé.

La scuola? L’ingresso alla scuola secondaria di primo grado impone una grande rivoluzione, con l’uscita da un ambiente accogliente e materno come quello della scuola primaria. È richiesta una maggiore capacità di tenuta dell’attenzione e le menti dei ragazzi sono sollecitate su nuovi apprendimenti, sempre più complessi. È bene che il preadolescente inizi a sperimentare nuovi livelli di autonomia, nella preparazione dei compiti e delle interrogazioni.  La scuola non è solo il luogo dell’apprendimento, ma è anche lo scenario di sperimentazione del nuovo sé in formazione. I ragazzi portano tra i banchi non solo lo studente, preparato o impreparato, ma portano soprattutto il ragazzo in evoluzione e trasformazione.Lo studio è permeato quindi di questioni che non sono solo connesse all’apprendimento, ma alla crescita e alla sperimentazione del Sé. La scuola può essere il luogo entro cui si giocano conflitti interiori, legati alla separazione dalla famiglia o alle paure legate alla crescita.

E i social network? I preadolescenti sono abili utilizzatori di risorse digitali. È importante ricordarsi che l’immediatezza di utilizzo non rispecchia l’acquisizione di un uso competente e soprattutto consapevole. Per quanto siano apparentemente già capaci di utilizzare internet e social, l’adulto non deve mai dimenticare di dover restare un riferimento educativo. Internet e i social network sono strumenti utilissimi, permettono esperienze di socializzazione, ormai imprescindibili, e proprio per questo è fondamentale che gli adulti siano educatori affinché i ragazzi possano essere in condizione di usare questi strumenti in modo consapevole e di sostegno alla crescita. 

 Letture consigliate :

 Bignamini S. (2018) I mutanti. Come cambia un figlio preadolescente, ed Solferino Vegetti Finzi S., Battistin A.M. (2000) L’età incerta. I nuovi adolescenti, ed. Oscar Mondadori