Quando l’amore incontra il Disturbo Ossessivo Compulsivo

Ho tanta paura che dirai qualcosa di orribile.
–  Non essere così pessimista, non è nel tuo stile. Ok… te lo dico… Faccio sicuramente un errore. Diciamo che io ho… cos’è? Un disturbo?… il mio dottore, uno psicoanalista dal quale andavo sempre, dice che nel 50-60% dei casi una pillola può aiutare molto. Io odio le pillole, roba molto pericolosa le pillole, odio. Bada bene uso la parola ‘odiò apposta, quando parlo di pillole. Odio! Il mio complimento è che quella sera che sei venuta da me e mi hai detto che non avresti mai… beh, insomma, tu c’eri quella sera e lo sai, quello che hai detto. Beh, il mio complimento per te è che… la mattina dopo, ho cominciato a prendere le pillole.
–   Non capisco come possa essere un complimento per me.
–   Mi fai venire voglia di essere un uomo migliore.

tratto da Qualcosa è cambiato

“Mi fai venire voglia di essere un uomo migliore” rimane una delle più belle frasi d’amore di sempre.

Il film Qualcosa è cambiato racconta l’incontro relazionale tra Melvin, ricco scrittore affetto da un importante Disturbo Ossessivo Compulsivo, e Carol, unica cameriera che riesce a sopportarlo.

Melvin è un antieroe: volgare, razzista, tirannico nelle relazioni e scorbutico. La pellicola racconta le rigidità e le stranezze del personaggio, interpretato splendidamente da Jack Nicholson, e offre allo spettatore uno sguardo, seppur romanzato, sull’impatto della psicopatologia nella vita di una persona.

Il disturbo ossessivo compulsivo (dal DSM 5 classificato come entità nosografica autonoma, non più inclusa all’interno dei disturbi d’ansia) è caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni. Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini percepiti come sgradevoli ed intrusivi. La persona non ha il controllo su queste e in alcuni casi si instaurano dei rituali, le compulsioni, volti a gestirle e controllarle. Le compulsioni in realtà non silenziano quasi mai le ossessioni e possono avere un ruolo invalidante nella vita della persona. La pellicola mostra in diverse occasioni la rigidità con cui devono essere affrontati semplici gesti: dal camminare, che per Melvin significa seguire un rituale preciso, al chiudere la porta e al lavarsi le mani. Melvin è tirannico nelle relazioni con gli altri, tanto quanto le rigidità del disturbo lo sono con lui.

Il film è un buon esempio di cambiamento: accanto allo snodarsi della storia dei personaggi vediamo l’evoluzione della sintomatologia di Melvin, che si modifica pian piano che gli accadimenti fanno entrare l’amore nella sua vita, dapprima con l’arrivo del cane e poi nel relazionarsi con Carol.

Il film è piacevolmente leggero. La sintomatologia del protagonista è romanzata, in quanto difficilmente nella vita reale un disturbo ossessivo compulsivo così rigido permette una tale flessibilità interna al cambiamento. Nonostante ciò è efficace nel portare l’attenzione dello spettatore su cosa possa significare fare i conti con i propri limiti.

Il cambiamento di Melvin è un messaggio di speranza!

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