Il Pentolino di Antonino – una storia di diversità e resilienza

Il Pentolino di Antonino è un albo illustrato di Isabelle Carrier che tratta con grande delicatezza il tema della diversità e del percorso di accettazione di sé e dei propri limiti.

Antonino è un bambino a cui un giorno è caduto un pentolino in testa e per via di questo pentolino “non è più lo stesso”. Da quel giorno Antonino non può più staccarsene. È ingombrante, vistoso e centralizza il modo in cui gli altri lo vedono. Dal suo arrivo Antonino ha la percezione che “la gente veda soltanto il pentolino che lui trascina dappertutto, trovandolo strano”.

Il pentolino è di impiccio, si incastra dappertutto ed è un limite che gli impedisce di seguire il ritmo degli altri. Antonino si arrabbia, prova a staccarlo da sé e finisce per essere sgridato per i suoi comportamenti. Incompreso, decide di farsi sempre più piccolo, nascosto dietro il suo pentolino, con il solo desiderio di sparire.

Ma fortunatamente lungo il cammino arriva una persona straordinaria che, accogliendo il pentolino, permette ad Antonino di sentire nuovamente il desiderio di “tirar fuori la testa”. Margherita gli insegna a convivere con il pentolino e a riscoprire un’immagine di Sé integrata. Questa conoscenza permette ad Antonino di accettare, integrare e sperimentare nuovamente se stesso. Il pentolino è ancora lì, ma ora è più leggero. L’accettazione di Sé e del proprio pentolino porta anche gli altri a vedere Antonino per le sue qualità e non solo per i suoi limiti e diversità.

L’albo illustrato offre uno spunto di riflessione importante non solo ai bambini ma anche agli adulti. Simbolicamente il pentolino rappresenta i limiti, che possono essere più o meno evidenti, con cui tutti noi siamo chiamati a fare i conti nella vita. Il pentolino può rappresentare momenti della crescita, di passaggio e di cambiamento, così come eventi traumatici o una malattia.

La storia di Antonino parla di resilienza e del doloroso percorso interno legato all’accettazione, rielaborazione ed integrazione del pentolino all’interno della propria identità.  Fin tanto che non è integrato, il pentolino ha la forza negativa di essere l’organizzatore delle emozioni e delle relazioni di Antonino, fino alla disperazione connessa alla perdita di fiducia e di speranza. La storia racconta bene come a volte dietro un bambino, un adolescente o un adulto “difficile” si celino sofferenze e richieste di aiuto.

La svolta è determinata dall’incontro con una “persona straordinaria” capace di accogliere il pentolino e di rispecchiare quell’Antonino, ormai piccolo piccolo. Questa figura possiamo essere tutti noi, se decidiamo di accostarci all’altro con la giusta delicatezza ricordandoci che:

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.”

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