Il lutto perinatale

Pianto senza fine

Ti ho tanto desiderato

Di colpo si lacera la speranza

Di colpo muore un feto.

Soffriamo e piangiamo

Rimetto in una scatola

Una speranza.

Al buio tanto dolore

Pianto senza fine.

Tratto da “La Storia di Silvia”, Le donne del Dopo
https://ledonnedeldopoblog.com/2020/05/15/la-storia-di-silvia/

Indipendentemente dalle differenti classificazioni che si possono fare in relazione alle settimane di gestazione, in questo articolo faccio riferimento al lutto perinatale come a un evento legato alla perdita di un figlio durante tutta la gravidanza, il parto e il periodo che segue immediatamente la nascita.

Gli eventi che possono determinare questo lutto sono: aborti spontanei, interruzioni volontarie di gravidanza, interruzioni terapeutiche in gravidanza, morte in utero e la morte dopo la nascita.

A livello etimologico:

Lutto:  luctus pianto, mestizia cagionata dalla morte di una persona cara; cordoglio, sentimento di dolore per la morte di qualcuno;

Aborto: venir meno, morire nel nascere.

Il lutto perinatale è un lutto composito. In primo luogo comporta la perdita di una persona, nata a livello immaginario e percepita come realmente presente, ma scomparsa ancora prima di essere conosciuta. È una morte poco pensabile: questo tipo di lutto infatti richiede di dar senso alla morte laddove dovrebbe esserci la vita. Solitamente è un evento inaspettato, drammatico e di sospensione del tempo futuro. La perdita inoltre può sollecitare dubbi e colpa legati alla capacità generativa.

La morte durante la gravidanza produce un lutto profondo nei genitori, in quanto il legame di attaccamento al bambino si costruisce ben prima della sua nascita.

Il bambino nasce dentro di noi molto prima del concepimento.

Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione.

Marina Ivanovna Cvetaeva

Il legame si instaura già prima del concepimento e con il procedere della gravidanza, seguendo il ritmo dei cambiamenti fisiologici della madre e l’avvicendarsi delle ecografie, i genitori creano uno spazio al nascituro sempre più ampio, sia a livello immaginario che concreto. La morte spezza in maniera molto drammatica questo legame in costruzione e la portata del dolore non ha per nulla a che fare con le settimane di gestazione, ma con l’investimento affettivo della futura madre e del futuro padre.

Come ogni lutto, il momento immediatamente successivo all’evento ha un ruolo fondamentale. Attraverso i meccanismi neurobiologici i ricordi dell’evento si consolidano appena dopo l’accaduto. Come già anticipato, il dolore non dipende dal tempo della gestazione, ma dall’investimento affettivo e da come i genitori, come individui e come coppia, vivono l’evento. In primis un ruolo fondamentale è giocato dai medici e dagli operatori sanitari. Per questo è necessario che siano adeguatamente formati per informare, accogliere e sostenere i genitori nel momento delicato della perdita (Goss 2002). Oltre al ruolo dei professionisti sanitari il contesto allargato ha un impatto importante su come la madre, il padre e la coppia rielaboreranno l’accaduto. Una recente ricerca ha messo in luce quanto sia importante la reazione del contesto sociale entro cui la donna è inserita. Lo studio ha dimostrato l’impatto importante del partener, amici, familiari e persone significative nella riduzione di ansia, depressione e sintomi fisici, come dolore, crampi e vertigini (Aktar Topal, C., & Terzioglu, F. 2018).

Come affrontare l’evento?

Il lutto comporta un dolore, straziante e profondo, che viene vissuto in modalità differenti per ognuno. Questo è un elemento importante, in quanto, come in ogni situazione della vita, ognuno ha una sua modalità peculiare di vivere, pensare e sentire. Ogni membro della famiglia ha il suo modo di sentire e attraversare il dolore ed è importante che non si crei una sorta di gerarchia tra dolori più forti e meno forti, né che si crei un’aspettativa legata al “come dovrebbe essere esperito”. Non esiste un modo giusto ed univoco di vivere il lutto.

Perché il lutto possa essere rielaborato, senza restare sospeso, è importante che il bambino e la sua perdita siano resi reali. Se la morte avviene in un momento avanzato della gravidanza, con il parto, è auspicabile che la coppia sia guidata dagli operatori sanitari nel saluto al bambino, che può anche essere conosciuto e tenuto in braccio.

Il lutto può essere rielaborato solo se il dolore legato alla perdita è legittimato a se stessi, al partner e a chi è coinvolto. Spesso il lutto, soprattutto quando avviene nel primo trimestre della gravidanza, è vissuto come un tabù e come un dolore che non ha legittimazione di parola e condivisione. Questo è un elemento che può complicarne la rielaborazione, in quanto il primo passaggio per poterlo affrontare, risiede proprio nella possibilità di essere ritualizzato, narrato e condiviso. Consigliare a una mamma o a un papà che sta vivendo il lutto di “non parlarne, guardare avanti perché ne arriverà un altro …” ha un peso molto negativo relativamente alla possibilità di dar voce a un dolore, che rischia solo di essere minimizzato e reso silente.

È di aiuto la creazione di ricordi condivisi del bambino che non c’è più. Questo permette di dare memoria e dignità e di integrare la perdita nel percorso di vita. Nel concreto si può creare una scatola in cui inserire i ricordi, come le foto delle ecografie o qualche oggetto già comprato durante l’attesa, e i pensieri di mamma e papà o di eventuali fratellini o sorelline, se presenti. Così si potrà lasciare andare il dolore senza aver paura che si porti con sé anche il ricordo.

Se ci sono altri bambini è bene condividere, con modalità adeguate, quando accaduto. I bambini sono molto sensibili e capaci di intercettare i cambiamenti affettivi del clima famigliare. Non dar parola a quanto sta accadendo rischia solo di confonderli ulteriormente e soprattutto crea un tabù, non dando la possibilità di fare domande a mamma e papà su quanto stia accadendo. Parlarne permette di dar spazio e voce alle loro domande. I nostri bambini non saranno mai immuni nella loro vita alle emozioni negative, ma un bel regalo che si può far loro e fargli sperimentare che da “una brutta caduta ci si possa sempre rialzare”.

La narrazione è uno strumento importante per la rielaborazione del lutto, anche in questo caso. Costruire una narrazione attorno al lutto del bambino atteso aiuta a metter ordine tra pensieri, emozioni ed eventi facilitandone anche la condivisione. Oltretutto, la costruzione di storie e narrazione è molto utile per aiutare i bambini a vivere, comprendere rielaborare le emozioni e dar senso all’assenza.

Tutti i dolori sono sopportabili

Se li si fa entrare in una storia

O se si può raccontare una storia

Su di essi

Karen Blixen

Infine è bene parlare dell’accaduto e chiedere aiuto se ci si sente troppo in difficoltà. Lo psicoterapeuta può essere una valida risorsa cui far riferimento per attraversare, accettare e rielaborare un dolore così forte e impensabile. Così come i gruppi di AutoMutuoAiuto. In particolar modo i gruppi permettono di raccontare e ascoltare i racconti di altri genitori, creando un spazio di cura e condivisione.

Aktar Topal, C., & Terzioglu, F. (2018). Assessment of depression, anxiety, and social support in the context of therapeutic abortion. Perspective in Psychiatric Care, 55 (4), 618-623.

Goss, G.L. (2002). Pregnancy termination. Understanding and supporting women who undergo medical abortion. AWHONN Lifelines, 6, 46-50.

LeDoux J., 1996, The Emotional Brain. The Mysterious Underpinnings of Emotional Life, New York, Simon & Schuster (tr. it. Il cervello emotivo. Alle origini delle emozioni, Milano, Dalai, 2003).

Malacrida M., Lutto prenatale e perinatale. Suggerimenti e spunti operativi per aiutare i bambini ad affrontare la perdita, Franco Angeli 2019

O’Leary J1, Warland J. Untold stories of infant loss: the importance of contact with the baby for bereaved parents. J Fam Nurs Aug;19(3): doi: / Epub 2013 Jul 12