La metafora del Kintsugi. Dal dolore alla valorizzazione delle cicatrici nella stanza della psicoterapia

Le nostre ferite sono spesso le aperture nella parte migliore e più bella di noi.

David Richo

La tecnica giapponese del Kintsugi offre una preziosa metafora sul valore delle ferite, delle fratture e dei cambiamenti che una persona può ritrovarsi ad affrontare nel corso della propria esistenza. La riparazione dell’oggetto non ha l’obiettivo di nascondere e camuffare le crepe, ma di valorizzarle attraverso l’uso della lacca urushi e della polvere d’oro pura. Da qui il nome Kintsugi, kin (oro) + tsugi (riparare). Le imperfezioni, segnate dalle fratture ricomposte, rendono l’oggetto unico e ne esaltano il valore1.

Il Kintsugi può essere una buona metafora della psicoterapia. Il punto di partenza è il dolore legato a qualcosa che si è rotto dentro. Da qui il percorso di psicoterapia accompagna la persona non solo verso la consapevolezza dei significati della propria sofferenza; ma anche verso la possibilità di ricucire la ferita stimolando il riconoscimento di risorse ed elementi preziosi ed unici, presenti dentro di sé. Ecco che attraverso la significazione del dolore e la sua rielaborazione, si accede alla trasformazione: il cambiamento non è più catastrofe, ma metamorfosi creativa in cui le cicatrici sono segni da valorizzare e non da nascondere con vergogna. Il trauma della rottura è diventato occasione di costruzione di qualcosa di nuovo, unico e irripetibile. Così come l’oggetto, pur essendo ricostruito sui resti rotti diventa opera d’arte, allo stesso modo le cicatrici della nostra anima possono essere poesia.

Kintsugi Chiaraarté- Chiara Lorenzetti

1 Per un approfondimento sulla tecnica rimando all’articolo della restauratrice Chiara Lorenzetti, che ringrazio per la disponibilità e la condivisione delle immagini https://kintsugi.chiaraarte.it/kintsugi-arte-tecnica-e-metaforaun-articolo-per-fare-chiarezza/