Le favole aiutano a crescere

Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini sanno già che i draghi esistono. Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere uccisi.

Gilbert Keith Chesterton

Come fa un bambino a identificare le proprie emozioni di paura, angoscia, rabbia, gelosia, tristezza e felicità?

Per riconoscere e validare la propria esperienza emotiva il bambino ha bisogno che ci sia qualcuno, in particolar modo un adulto di riferimento affettivo, che risuoni con la sua emozione, che la comprenda e che condivida la sua esperienza. Questo permette al bambino di riconoscere l’evento come reale, sensato e pensabile. Non basta che l’affetto sia vissuto, deve essere anche riconosciuto. Quando la sintonizzazione affettiva dei caregivers è carente il bambino vive e sperimenta tutte le emozioni, ma non avendo strumenti per riconoscerle e pensarle il rischio è chi si strutturino delle aree cieche del Sé e che non si sviluppi adeguatamente quella che Fonagy ha definito “funzione riflessiva”.

la “funzione riflessiva” è “l’acquisizione evolutiva che permette al bambino di rispondere non solo al comportamento degli altri, ma anche alla sua concezione dei loro sentimenti, credenze, speranze, aspettative, progetti ecc”, cioè che “permette al bambino di leggere la mente delle persone”.

Peter Fonagy e Mary Target

Questa risonanza emotiva tra caregivers e bambino può avvenire direttamente o indirettamente, attraverso l’immedesimazione condivisa di una storia. Il racconto di storie e fiabe rende possibile la sperimentazione di emozioni e affetti, attraverso l’immedesimazione con i personaggi e la risonanza con l’adulto che racconta. Farne esperienza accresce il bagaglio interno e permette al bambino di scoprire e conoscere le emozioni. Nel caso dei draghi in particolare, le favole rendono possibile lo svelamento di paure e al contempo la possibilità di fronteggiarle.

Per approfondire l’argomento consiglio la lettura di “Raccontare storie aiuta i bambini” di Margot Sunderland.

Bibliografia:

FONAGY P, STEEELE M., STEELE H., TARGET M. (1998), Reflective-Functioning Manual. Version 5, University College London, London.

Sentirsi VICINI nostante mascherina e distanze!

Il distanziamento sociale, da rispettare in quanto strumento utile di contenimento della diffusione del virus e di protezione reciproca, è importante che non si trasformi in lontananza relazionale. È necessario che i bambini siano accompagnati in questa fase a prestare attenzione a tutti i segnali che permettono di sentire l’altro affettivamente vicino, nonostante la nuova distanza fisica che la situazione emergenziale impone. Tale distanza, infatti, non pregiudica la possibilità che si possa sentire l’altro vicino prestando attenzione a segnali diversi, che siamo poco abituati a cogliere, oppure costruendo delle nuove ritualità relazionali condivise.

È necessario in primo luogo che noi adulti ci interroghiamo su quali elementi possano darci la giusta dose di tranquillità e fiducia. Se il sistema di allarme dell’adulto è eccessivamente attivato, infatti, è possibile che sia trasmesso ai figli un senso di pericolo legato alla relazione. Questo rischia di creare un forte sofferenza emotiva, in quanto siamo esseri fortemente relazionali e bisognosi del confronto e della vicinanza affettiva dell’altro. La costruzione di un senso di allarme potrebbe far percepire le relazioni come pericolose e strutturare un profondo senso di solitudine interno. È allora fondamentale che il genitore si interroghi su quali siano gli strumenti che possano garantire una buona efficacia protettiva, affinché sia nuovamente possibile vivere la presenza relazionale dell’altro come piacevole e sicura.

E come aiutare i bambini a riconoscere la vicinanza emotiva dell’altro nonostante il distanziamento? Il gioco è una buona modalità!

Alleniamoci a riconoscere le emozioni dell’altro nonostante il viso sia coperto dalla mascherina

Gioco 1: mettersi in cerchio e a turno nominare un’emozione e una situazione ad essa correlata. È utile che le emozioni si ripetano per ogni persona presente nel cerchio, in quanto ogni partecipante le assocerà a situazioni differenti!  È prezioso che si mettano in gioco anche gli adulti, in modo che l’attività si concretizzi come occasione di condivisione e reciproca conoscenza. Terminare il giro quando le emozioni principali sono state nominate da tutti i partecipanti (gioia, tristezza, rabbia, paura … ma anche disgusto ecc.). Ora ritagliare tanti foglietti di carta quante sono le emozioni nominate da ogni partecipante. Su ogni foglietto scrivere un’emozione e la situazione che la caratterizza, raccontata in cerchio poco prima. Al termine inserire in una scatola o in una calza i foglietti e mescolare bene. Indossare la mascherina e posizionarsi in cerchio. A turno estrarre un bigliettino, alzarsi in piedi e mimare la situazione scritta, con particolare attenzione all’emozione. Il gruppo dovrà indovinare l’emozione mimata!

Questo gioco permette prima di tutto di condividere le emozioni e di vedere come esse siano vissute e legate a situazioni per ognuno diverse. In secondo luogo poter mimare la situazione proposta da altri partecipanti permette di conoscersi un po’ di più. Infine permette di prestare attenzione a tutta la mimica corporea che si attiva quando esprimiamo un’emozione! Nonostante la mascherina copra gran parte del volto è assolutamente possibile sentire emotivamente cosa prova l’altro, attraverso lo sguardo e il linguaggio verbale e non verbale del suo corpo.

Gioco 2: stampare le coppie di occhi in allegato. Prendere 12 fogli e su ognuno incollare una coppia di occhi e disegnare, divertendosi con l’immaginazione, un viso che indossa una mascherina. Potrebbe essere una bambina oppure un bambino, con capelli corti oppure lunghi ecc. Ora, per ogni coppia di occhi inventare una storia. Chi è? Come si chiama? Come si sente? Che cosa è successo per farlo sentire così? Come sarà la sua bocca sotto la mascherina? Il gioco diventa un vero e proprio laboratorio delle emozioni! Se avete voglia scrivetemi le vostre storie, sarò molto curiosa di leggerle!

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Distanti ma vicini…come?

Per sostenere i bambini nella comprensione del distanziamento fisico, ed allenarli a tenere tra loro almeno un metro di distanza, è possibile organizzare dei momenti di condivisione e di gioco, in cui la distanza tra ogni bambino sia segnalata.

Uno strumento utile possono essere gli hula hoop (o anche i cerchi da fitness decisamente più economici!), colorati e già strumento di gioco per i bambini. Questi possono essere utilizzati per far comprendere al bambino di dover immaginare un cerchio di protezione attorno a sé.

Per far sperimentare l’essere vicini affettivamente, anche se lontani, organizziamo un’attività condivisa cui i bambini parteciperanno mantenendo le giuste distanze.

Ad esempio è possibile proporre ai bambini la lettura di un libro. Posizionare in cerchio gli hula hoop e chiedere ai bambini di sedersi all’interno. Anche il lettore occuperà uno spazio del cerchio. Attraverso la lettura della storia si apriranno le porte dell’immaginazione dei bambini, che affronteranno e condivideranno un’avventura, vicini affettivamente seppur distanti!

A voi la creatività nell’inventare altri giochi con i cerchi, staffette, giochi a premi… attività che facciano divertire i bambini facendogli sentire quanto il distanziamento fisico non sia affatto relazionale!

Come salutarsi?

È importante che si creino nuovi ritualità di saluto dell’altro, che facciano nuovamente sentire la vicinanza e l’unicità del legame.

Se non è più possibile abbracciarsi, cosa si può fare? C’è chi si divertirà a salutarsi toccando i bordi delle scarpe, chi potrà fare l’occhiolino o dei gesti della mano, secondo un codice condiviso solo dai membri di quella relazione specifica. Se lasciati alla libera immaginazione i bambini possono creare infinite modalità nuove di saluto con l’altro.

In casa possiamo proporre dei momenti di gioco in cui pensare queste nuove ritualità, legittimando così i bambini ad esplorare nuovi saluti quando incontreranno gli amici.

Libero spazio alla vostra creatività e se avete voglia raccontatemi quali nuovi saluti avete pensato!

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