La chiave della felicità è la DISOBBEDIENZA in sé, a quello che non c’è

Quello che non c'è
Ho questa foto di pura gioia 
E' di un bambino con la sua pistola 
Che spara dritto davanti a se 
A quello che non c'è 
Ho perso il gusto, non ha sapore 
Quest'alito di angelo che mi lecca il cuore 
Ma credo di camminare dritto sull'acqua e 
Su quello che non c'è 
Arriva l'alba o forse no 
A volte ciò che sembra alba 
Non è 
Ma so che so camminare dritto sull'acqua e 
Su quello che non c'è 
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo 
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello 
La chiave della felicità è la disobbedienza in se 
A quello che non c'è 
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto 
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco 
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia 
Quello che non c'è 
Curo le foglie, saranno forti 
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti 
Ma questo è camminare alto sull'acqua e 
Su quello che non c'è 
Ed ecco arriva l'alba so che è qui per me 
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è 
Fottendosi da se, fottendomi da me 
Per quello che non c'è
Afterhours

Quante volte la sofferenza ci soffoca e stagniamo nell’illusione che ci sia quello di cui abbiamo bisogno?

Parafrasando i versi della canzone, anestetizzare il dolore e inibire la consapevolezza di desiderare quello che non c’è, fa perdere il gusto della vita e dà la sensazione di aver smarrito il controllo e la possibilità di scegliere.

L’estrema difesa dal dolore è data dalla scissione completa da sé delle proprie emozioni “curo le foglie, saranno forti, se riesco ad ignorare che gli alberi sono morti”.

Ma ecco che “arriva l’alba, so che è qui per me”. Un finale di speranza, quella che tutti noi possiamo infondere nuovamente nella nostra vita quando troviamo il coraggio di fronteggiare ed elaborare le questioni dolorose della nostra esistenza.

La psicoterapia è uno strumento attraverso cui affrontare il dolore, abbassandone la quota, permettendo alle difese di essere meno rigide e più morbide, riacquistando la capacità di cambiare e riprendere il cammino laddove si era interrotto.

la chiave della felicità è la disobbedienza in sé a quello che non c’è

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell’elenco.

Cosa ci insegna la favola “la lepre e la tartaruga”

La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: - Nessuno può battermi in velocità - diceva. - Sfido chiunque a correre come me. La tartaruga, con la sua solita calma, disse: - Accetto la sfida. - Questa è buona! - esclamò la lepre; e scoppiò a ridere. - Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. - Vuoi fare questa gara? Così fu stabilito un percorso e dato il via. La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l'altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara. La tartaruga sorridendo disse: "Non serve correre, bisogna partire in tempo."  (Esopo)

Mi è capitato per caso di rileggere la favola di Esopo e da qui è nata una breve riflessione sui messaggi che trasmette, legati sia all’educazione dei nostri figli sia al modo di vivere di noi adulti, spesso affannati e stressati nella perenne sfida contro il tempo.  

Prima di tutto la favola ci insegna l’importanza di non essere presuntuosi e di non sottovalutare mai gli altri. “La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: – Nessuno può battermi in velocità – diceva. – Sfido chiunque a correre come me”.  

In secondo luogo, ci insegna che, anche se in condizione di svantaggio, è possibile raggiungere molti traguardi con determinazione, calma e pazienza. Tutti nel percorso di crescita devono fare i conti con i propri limiti. È possibile apprendere e mettersi realmente in gioco solo se si ha la fiducia di poter raggiungere il traguardo con l’impegno e la determinazione e non perché talentuosi dalla nascita. La società narcisistica di oggi rischia di non valorizzare adeguatamente la fatica e l’impegno, piegandosi a una rincorsa costante di visibilità e ammirazione che rende soprattutto gli adolescenti più fragili, nell’affrontare il percorso psichico di accettazione dei limiti e rielaborazione dell’onnipotenza infantile.  

Infine la storia ci fa riflettere sull’importanza di sincronizzarsi nuovamente con il tempo naturale. È la società che ci impone un ritmo di vita frenetico e l’assenza di sintonizzazione con il proprio tempo naturale è spesso fonte di grande stress tanto per gli adulti, quanto per i bambini. La tartaruga sa bene dove andare, ha chiaro l’obiettivo da perseguire e passo dopo passo si avvicina al traguardo. Se la velocità è il solo elemento che influenza il nostro agire, ne usciamo invece disorientati e nella condizione di rincorrere affannosamente una meta senza riuscirci, come la lepre che invano cerca di tagliare il traguardo.

Sfondo vettore creata da brgfx – it.freepik.com